Il fenomeno gravel, passato e futuro Il fenomeno gravel, passato e futuro
Roberto Pellizzari Scritto da  Apr 06, 2022

Il fenomeno gravel, passato e futuro In evidenza

Da qualche anno la parola gravel è sulla bocca di tutti gli appassionati di ciclismo, ed è spesso motivo di discussione. Per alcuni la gravel bike è la bicicletta totale, il simbolo a due ruote di libertà. Per altri invece è una bici “ne carne ne pesce”, un mezzo inutile dalle prestazioni mediocri su strada e fuoristrada.

 

Opinioni personali a parte, il fenomeno gravel sembra non voler smettere di crescere, e sono sempre di più gli appassionati che abbandonano mtb o bdc, per entrare in questo nuovo mondo. Un movimento, quello gravel, partito dal basso circa 15 anni fa negli Stati Uniti. Dal basso perché nato da una necessità che gli appassionati di ciclismo sentivano, e non “imposto” dai costruttori di biciclette. C’era la necessità di trovare un mezzo che permettesse di pedalare in modo comodo e veloce, sulle numerose strade sterrate che attraversano gli Stati Uniti. Sono le famose b-road, lunghe strade in ghiaia che sarebbe troppo costoso asfaltare e manutenere, cosicché le amministrazioni locali, preferiscono lasciarle nello stato in cui si trovano.

Le mtb si comportano ottimamente in montagna e in collina, ma la loro posizione di guida non è stata pensata per percorrere lunghi tragitti in pianura, anche se sterrati. Ecco allora che qualcuno iniziò a trasformare delle biciclette da corsa e ciclocross, rendendole più comode e in grado di accogliere gomme più larghe. In quel preciso momento nasce la gravel bike. In Italia si comincia a parlare di gravel bike su riviste e siti web di settore, solo nei primi anni del 2010. Sono per lo più le aziende d'oltreoceano a proporre sul nostro mercato i primi modelli di gravel bike in alluminio, acciaio, titanio e successivamente carbonio. È l’azienda Salsa a fare da apripista, proponendo nel 2012 il modello Warbird, bicicletta ancora oggi considerata un’icona dagli appassionati. Anche gli artigiani e le aziende della bicicletta di casa nostra intuiscono le potenzialità di questo nuovo mezzo, e iniziano ad apparire le prime gravel bike “Made in Italy”.

Con la comparsa delle biciclette gravel, iniziano a nascere anche i primi eventi dedicati. In breve si passa dai ritrovi tra amici, le cosiddette gravel ride, a manifestazioni che coinvolgono migliaia di appassionati. Cominciano anche a farsi avanti i primi sponsor, che intuendo il potenziale di questo movimento, iniziano ad investire in esso. Nel 2006 nasce la Dirty Kanza 200 (Ora Unbound Gravel), vi si iscrivono solo 34 partecipanti, l’edizione del 2021 (a numero chiuso per via della pandemia) ne ha registrati oltre 2600.

Nel 2015 in California nasce la Grinduro, successivamente questa formula viene “esportata” in Pennsylvania, Scozia e Australia ed è un grande successo anche in questi paesi. Difficile dire quale sia stato il primo evento gravel italiano. Una manifestazione che ha comunque lasciato il segno, e scritto la storia degli aventi gravel in Italia, è senza ombra di dubbio la Lodi-Lecco-Lodi. Con la sua prima edizione del 2013 è il primo evento italiano che si può considerare veramente gravel.

La Lodi-Lecco-Lodi si è svolta fino al 2018, quando gli organizzatori, che avevano ideato questo evento come un incontro per “spiriti liberi”, sotto la pressione di regolamenti e di possibili problemi legali, decidono che è arrivato il momento di fermarsi. Dalle prime gravel bike prodotte artigianalmente, alla produzione di serie, il passo è stato breve. Oggi la gravel bike è seconda per vendite solo alla e-bike, e il suo trend è in continua crescita. Nel primo semestre del 2021 il fatturato della gravel bike in Italia è aumentato del 46% rispetto allo stesso periodo del 2020. Numeri importanti che le aziende tengono in grande considerazione visto anche che le richieste sono in continuo aumento. I tempi di attesa per una gravel bike arrivano anche a 12 mesi, e il 70% della produzione italiana finisce all’estero.

Ma cosa ci riserva ancora la gravel bike per il futuro? Il 15 ottobre del 2021 si è svolta la prima gara gravel riservata ai professionisti. Patrocinata dalla Federazione Ciclistica Italiana, ha sancito il passaggio della gravel bike al mondo delle competizioni. Un salto questo, che prima o poi doveva avvenire, proprio come successe alla mtb alla fine degli anni 80. Ma il futuro delle competizioni gravel, è veramente quello visto alla Serenissima Gravel il 15 ottobre scorso? Difficile dirlo, anche se ad essere onesti, quella manifestazione ricorda poco il gravel che conosciamo e pratichiamo. Per gli appassionati, gravel bike è sinonimo di avventura, socialità e improvvisazione. È pedalare per tutto il giorno e dormire accanto ad un fuoco a fianco della propria bicicletta.

Gravel è risalire sentieri di montagna e buttarsi a capofitto tra pascoli e mulattiere, visitare borghi abbandonati e rinfrescarsi sulle sponde di un fiume. Gravel è espressione di libertà.

Roberto Pellizzari

Istruttore di cicloturismo sportivo e mtb, è perdutamente innamorato della gravel bike e dei viaggi in bikepacking. Nel 2021 ha fondato Nel 2021 ha

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