“Niente scuse, investire nella bici si può”

Sabato 20 settembre ha partecipato al convegno organizzato dall’Associazione Bike Pride sul tema, domenica, invece, era in sella alla sua bicicletta per partecipare alla manifestazione. «Questa è la mia prima volta a Torino – racconta – e sono molto contento di aver partecipato al Bike Pride, ci sono persone di tutte le età, soprattutto giovani».

La città lo ha positivamente impressionato, ma non certo per l’attenzione verso le biciclette. «Torino è pessima da questo punto di vista – commenta – perché qui sono le auto che comandano, non ci sono spazi ciclabili che non siano invasi dai veicoli a motore, in molti casi sono pieni di buche. È un peccato.

Il bike sharing? Può fare molto, soprattutto perché quando una persona si sposta con la bicicletta non deve pensare a dove parcheggiarla, in questo modo è possibile, ma se non usi il bike sharing, a Torino, dove metti la bici?». Eppure, di modi per investire nella bicicletta ce ne sono, Marc lo sa bene: «Noi non siamo contro i mezzi a motore, ma per un sistema diverso di mobilità. Le auto vanno utilizzate per i viaggi lunghi, le bici per quelli brevi e urbani. Se l’amministrazione pubblica investisse nel sistema ciclabile, poi, risparmierebbe molti soldi. Non servono parcheggi né autostrade. Le biciclette necessitano di una manutenzione molto economica e garantiscono un ritorno economico degli investimenti fatti.

I soldi spesi per le auto, invece, non riescono a coprirne interamente i costi». Già, ma la tradizione industriale di Torino forse non consente grandi stravolgimenti. «Non troviamo scuse – ribatte –, non è vero che non si può fare, la bici è un mezzo veloce ed economico, non servono rivoluzioni urbanistiche per promuoverla». Di Torino, e dell’Italia, sempre parlando di ciclabilità, Marc ha un’opinione poco entusiasmante: «Tranne pochi casi – conclude – in questo paese non si investe, ed è un peccato perché sarebbe una nazione meravigliosa per le biciclette, forse unica. Ma dopo l’Olanda, in questo campo, fa scuola la Danimarca. Tra i primi dieci nel mondo? Purtroppo non includerei l’Italia».

VIA | THE LAST REPORTER


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