Pendolando: il treno non ama i ciclisti e le bici

«Prendi il treno? Non rinunciare a portare con te la tua bici! Puoi portare gratuitamente una sola bicicletta (smontata e contenuta in una sacca o una bici pieghevole opportunamente chiusa), sistemandola negli spazi previsti per i bagagli. Se non ci fosse abbastanza spazio, puoi sistemarla altrove, purché non sia d’intralcio o fastidio per gli altri clienti o per il personale di bordo». Ecco il senso di Trenitalia per il trasporto dolce e l’integrazione tra  mezzi diversi: la bici invece di sostituire l’auto è un intralcio. Deve essere piegata, smontata e contenuta in una sacca: un’assurdità per chi vorrebbe usarla per scendere in stazione e muoversi in città. In più in molte linee regionali è vietata negli orari di punta e c’è un numero massimo di posti assegnati. In Lombardia è possibile soltanto nei giorni festivi e prefestivi.

In Abruzzo l'accordo tra la Regione e le ferrovie dello Stato per il trasporto dei mezzi a due ruote sui vagoni prevede un numero massimo di cinque biciclette per ogni treno. Troppo pochi per le associazioni di viaggiatori e troppo alto il prezzo di 30 mila euro annui che la Regione paga per questo servizio. Il risultato è quasi scontato.

Per molti passa la voglia di uscire di casa con le due ruote per arrivare al lavoro. Nonostante il vero e proprio boom come mezzo di trasporto cittadino quotidiano: dovuto anche alla crisi per la prima volta in 48 anni la bici ha superato l'automobile come vendite. Arrivando allo storico numero di un milione e settecentomila nel 2013, mentre i veicoli erano inchiodati a 1.400.000.

Per seguire la voglia di mobilità green le pagine web sembrano un eden per i ciclisti nostrani: «Trenitalia da sempre si impegna per favorire chi sceglie di sostenere l’ambiente per viaggiare, forte della convinzione che treno+bici sia la soluzione di viaggio più eco-friendly, oltre che sempre più trendy. Se hai una bici tradizionale puoi rendere smontabile una delle due ruote, comprare una sacca già pronta per portarla sempre con te, o realizzarne una. Il mercato, infatti, offre una vasta selezione di sacche appositamente studiate per il trasporto, nelle dimensioni già previste per portarla in treno, sia questo un treno regionale, un Intercity Notte od Intercity o una delle tre Frecce».

LA CARROZZA FANTASMA PER LE BICI

Il diario di viaggio di Roberto dal Brennero a Verona è il peggiore benvenuto di chi per amore del nostro Paese varca il confine e pensa ancora di trovarsi in Europa. «Prendo poco il treno ma recentemente ho organizzato un viaggio bici più treno e mi sono reso conto dello stato di abbandono, degrado e sfruttamento dell'utenza» scrive Roberto: «Per farla breve vi riassumo in maniera schematica: servizi igenici eliminati in buona percentuale, mettendo addirittura dei pannelli al posto delle porte. E toilette che scaricano in natura (è anche un reato). E poi provate a caricare una bicicletta su un treno italiano adibito a tale trasporto e provate la stessa cosa su un treno austriaco o svizzero. Mancano i supporti e ad ogni stazione la bici cade. Mi chiedo perché dato che le tariffe sono simili al resto d’Europa ma qui si continui a viaggiare su carrozze da terzo mondo».

Non va meglio per Beppe che si è messo in testa di muoversi sul Lago di Garda senza auto: «Prendo un treno con bici al seguito, da Desenzano del Garda (Brescia) a Verona e poi fino a Bolzano. Nel primo tratto il treno (segnato come treno abilitato) non ha la carrozza per le bici. Mi devo sistemare, senza l'aiuto del capotreno che mi dice di arrangiarmi come posso, tra un vagone e l'altro con le bici per non perdere la coincidenza a Verona. Unica consolazione mi dice che non sarò multato! Io avevo pagato il prezzo anche per le bici e nemmeno mi aiuta a caricarle sul vagone standard che è più alto. Mi deve aiutare un passante sotto i suoi occhi, impassibile». Negli orari le carrozze-deposito sono segnate. E per salire sui convogli del servizio suburbano e regionale si paga tre euro e cinquanta al giorno, o se più conveniente, al prezzo di un biglietto ordinario di 2° classe. Peccato che spesso vengono tagliate senza nessun preavviso.

Questo è il romanzo pendolare di Filippo da Pesaro a Bologna Centrale, anche lui ciclista per convinzione:«Ho aspettato la carrozza adibita al trasporto delle biciclette inutilmente perché né in cima né in coda al treno era presente. Ho dovuto quindi caricare la bicicletta in una carrozza ordinaria nello spazio per i disabili davanti ai servizi igienici. Di personale a cui chiedere spiegazioni nessuna traccia». Sarebbe la soluzione a molti problemi di mobilità urbana ma da noi i ciclisti sono ancora un intralcio.

CICLO-TURISTI? NO, GRAZIE

La provincia di Rovigo, interamente pianeggiante e percorsa da innumerevoli corsi d’acqua fra cui i due principali fiumi italiani (Po e Adige), è il luogo ideale per il ciclo-turismo. I centinaia arrivo qui con la speranza di scendere e salire dai locali e muoversi in libertà sulle piste. I percorsi più lunghi via ferrovia e il resto in sella.

Ecco il racconto sconsolato di un ciclo-turista:«Il regionale è adibito al trasporto bici ma solo per cinque fortunati che salgono per primi. Compro on-line il biglietto Loreo-Rovigo, devo salire con la bici e quando arriva in stazione è già al completo (ne trasportava già ben 6) non posso salire con la mia.. Risultato? Devo percorrere i trentacinque chilometri pedalando e perdo anche il costo del biglietto». Non è decisamente un Paese per le due ruote.

FONTE: L'Espresso

Giuseppe Battaglia

Ideatore, creatore e maggiore contributor del sito. Spesso le sue idee sono talmente confuse che riescono anche ad avere un senso...