Commuting nelle grandi città europee Commuting nelle grandi città europee

Quante volte abbiamo incrociato il suo sguardo, fermi ad un semaforo. Lui che guarda noi, a cui sicuramente facciamo un po pena, e noi che ricambiamo lo sguardo e poi, abbassando il nostro guardiamo lei, la nostra bicicletta e la ringraziamo per la libertà che ci offre

Commuting, ricordo ancora quando, qualche anno fa, sentii per la prima volta questo vocabolo. Che cosa vorrà mai dire, mi chiesi?

Il Collins, uno dei più autorevoli dizionari della lingua inglese, ce lo spiega appunto così: "commuting è l'azione di spostarsi da casa a lavoro, e viceversa, in maniera ripetuta, regolare". Ebbene si, anche gli inglesi, come noi, hanno una parola per descrivere il pendolarismo.

Quello che però mi saltò subito agli occhi fu l'esempio citato: "Commuting every day is hell!" (La quotidianità del pendolare è un inferno!)

Wow. Drammatici questi inglesi.

Probabilmente in molti saranno d'accordo con questa definizione, ma sono certo che tanti altri che come me hanno vissuto in grandi città europee si siano soffermati spesso a guardare quel mare di acciaio fatto di auto immobili, bloccate nel traffico, una marmellata informe (appunto traffic-jam come la chiamano gli inglesi), e ognuna occupata da una sola persona, l'autista. Quante volte abbiamo incrociato il suo sguardo, fermi ad un semaforo. Lui che guarda noi, a cui sicuramente facciamo un po pena, e noi che ricambiamo lo sguardo e poi, abbassando il nostro guardiamo lei, la nostra bicicletta e la ringraziamo per la libertà che ci offre.

Questo non significa però che tutti debbano andare a lavoro in bici. Bisognerebbe cominciare con il ridurre il numero di automobili e, magari invogliare ed aiutare gli automobilisti a condividere il viaggio con qualcun altro. In tante città europee il centro è già stato chiuso al traffico pesante e in altre si discute sul renderlo completamente pedonale, ma in quasi tutte si sta investendo sullo sviluppo delle reti di piste-ciclabili, coscienti dei vantaggi che tutto ciò comporterebbe per la salute pubblica.

In anni recenti in molti hanno deciso di cominciare ad utilizzare la bicicletta per recarsi a lavoro. Chi vive in una cittadina di media o piccola dimensione non avrà particolari problemi nell'utilizzo della bici ma se invece si vive in una grande città le cose si complicano; non tutti abitano nella bella ed ordinata Copenaghen né tantomeno possono approfittare delle molteplici arterie ciclabili che percorrono l’area metropolitana di Helsinki.

Abitando al nord, a Tallinn in Estonia, ne so qualcosa; la città ha tutti i difetti che si trovano nelle metropoli quando si parla di commuting in bicicletta: pochissime piste ciclabili, quasi sempre su strade ad alta intensità di traffico e con strisce delimitatorie praticamente invisibili. Come se non bastasse il numero delle automobili è altissimo, poiché qui, come in molti altri paesi dell'Ex Unione Sovietica, essa è ancora un forte status symbol.

Per fortuna però in molte città europee il trend è in cambiamento; per molte aziende il fatto che i dipendenti vadano a lavoro in bicicletta è ormai diventata la norma e molti uffici si stanno attrezzando con docce e armadietti in cui lasciare i vestiti, senza doverli portare con sé tutti i giorni.

Inoltre in Paesi come il Regno Unito l'Agenzia Nazionale del Lavoro ha creato un fondo tramite il quale le aziende aiutano i dipendenti a comprare una bicicletta: il Bike-to-work Scheme. Grazie a questo accordo i dipendenti comprano la bicicletta "tramite" l'azienda, che ne scarica l'IVA permettendo così al dipendente di risparmiarci un bel gruzzolo.

Che sia la volta buona per ridurre il numero delle automobili in città?

Paolo Goglia

Nonostante abbia scoperto lo zen e l'arte della manutenzione della bicicletta relativamente tardi ne ha fatto uno stile di vita. Amante della natura e del Bikepacking fugge la città alla ricerca di un nirvana fatto di fango, grasso e ingranaggi.